Titolo originale: Die Geschichte vom weinenden Kamel
Anno: 2003
Durata: 87 min
Regia: Byambasuren Davaa, Luigi Falorni
Sceneggiatura: Byambasuren Davaa, Luigi Falorni, Batbayar Davgadorj
Fotografia: Luigi Falorni, Juliane Gregor
Musiche: Marcel Leniz, Marc Riedinger, Choigiw Sangidorj
Nazione: Germania, Mongolia
In data 4 maggio 2008 il pubblico disse:
Cosa ti ha colpito del film?
- la cultura mongola (2)
- il rapporto dell’uomo con gli animali (2)
- le musiche (2)
- il guinzaglio per la bambina
- la durezza e la dolcezza
- il rito è stato incredibile: l’uomo che opera in sintonia con la natura
- il soggetto (2)
- l’ambientazione
- la storia vera semplice e reale (2)
- la naturalezza dei protagonisti (2) e soprattutto dei cammelli
- la fotografia
- il fatto che la sofferenza di “Botok” fosse molto umana
- la natura e il paesaggio
Cosa non ti è piaciuto del film?
- avrei preferito qualche musica tradizionale in più
- l’ambientazione e la fotografia
- sono stati poco approfonditi i protagonisti umani
Secondo te c’è un messaggio? Qual’è?
- l’istinto materno non può essere soppresso
- la natura e il linguaggio
- le parole del lama: “non sono gli spiriti ad averci abbandonato, ma noi ad aver abbandonato loro”
- l’importanza dell’amore che mette in moto ciò che sembra immutabilmente fermo
- il contatto con la natura, la vita essenziale senza bisogni indotti. Le relazioni vere, pulite
- i cammelli sono gli animali migliori del regno animale mammifero
- noi occidentali siamo troppo ansiosi
- mostrare quanto le antiche tradizione possano servire, anche se sembra strano che abbiano valore
- che con la pazienza e la dolcezza a volte si ottengono ottimi risultati
- la bellezza ed incanto dei luoghi incontaminati dal consumismo
- si può ancora vivere nella semplicità fuori da tutto e così cogliere l’importanza della nostra dipendenza dalla natura
Voto medio: 4,2
Moda: 4
